una speranza più grande
Ieri sera io e Rita, dopo una breve ma emozionante visita al Capo De Casa che faceva merende lattose e ninne insistenti, siamo andati al villaggio warnerio a vedere "il cacciatore di aquiloni".Ci sono molte cose in quel film, un bel film, dopotutto. Una bellissima storia e degli attori piccoli e molto bravi. Il dramma della discesa dell'Afghanistan agli inferi , che in qualche modo mi ha ricordato il Libano di cui il mio amico Elias mi raccontava. C'è dentro l'orrore dell'invasione sovietica, l'orrore del regime talebano, l'orrore dell'uomo e della grandezza della sua meschinità.
Però c'è dentro la speranza, quella più evidente della salvezza, e quella più nascosta ma più grande.
La speranza più grande viene fuori quando un vecchio saggio e malato dice ad un giovane debole e pieno di dolore che "esiste un modo per tornare ad essere buoni".
La vita è lunga e piena di cose, di persone e di decisioni. Di male che abbiamo fatto, e che facciamo.
Non penso di essere l'unico che nasconde un dolore, che nasconde un rimorso. Che nasconde dentro di sé il rimpianto di non aver detto o fatto qualcosa, o il rimorso di aver fatto o detto qualcos'altro.
Guardando quella storia ho capito come le cose rotte rimangono rotte perché non crediamo più di poterle aggiustare. Crediamo di non poter tornare ad essere buoni, e quello che succede è che crediamo che non ci sia speranza, quella ferita dentro di noi, quel seme cattivo marcisce e cresce come un piccolo, maligno tumore che mangia la felicità.
Magari piano piano, niente di drammatico, ma di felicità e ossigeno si vive: più ce n'è, meglio stiamo.
Quando è possibile tornare ad essere buoni, riparare ad un torto, in qualche modo, bisogna correre rischi, prendere pugni se necessario, mangiarsi orgoglio e fango, guardarsi allo specchio senza distogliere lo sguardo, ma farlo.
Che a volte non si può più, non si può tornare ad essere buoni, e allora farà male per sempre.















