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feed Burma

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Qualche tempo fa ci siamo tutti (o quasi)  mobilitati per la libertà della Birmania, di Myanmar.
In Birmania è successo, anzi sta succedendo, qualcosa di inimmaginabile. Il ciclone Nargis ha devastato vaste zone del paese, cancellando almeno una città, inondando e distruggendo. Un immane disastro, qualcosa che se non fossimo così stretti di testa ci farebbe piangere ed urlare.  Sono già morte almeno 27000 (venti-sette-mila) persone, venti-sette-mila fra donne, bambini vecchi, giovani. Ventimila tue sorelle, fratelli, tue nonne. Ora ci sono più di 40.000 persone disperse, forse morte.
Due milioni di senza tetto, ovvero senza letto, senza coperte, senza una cucina e un tavolo, senza libri e frigorifero, una sedia e un rubinetto d'acqua.
Gli altri, molti altri, sono disperati: stanno morendo di fame, di sete, di freddo e fra qualche giorno delle malattie che una quantità di cadaveri nell'acqua, sugli alberi, nelle case inevitabilmente portano.
Non è il momento di fare polemiche, di ricordare che il  governo della Birmania, dopo aver ignorato un allarme ciclone dall'India, come successe per lo tsunami non voleva accettare aiuti per il suo (?) popolo.
Le cose sono cambiate, anche questi governanti hanno accettato prima l'ONU, poi anche aiuti non ONU (non dagli USA, ancora).
Allora l'unica cosa da fare è cercare di aiutarli, se era vero quello che avevamo detto e fatto allora.
Una cosa del genere, in un tempo così breve, è una cosa che paralizza, che tende a non far pensare alla sua grandezza, che fa tremare la fede in chi ce l'ha, che fa guardare dall'altra parte. Per una volta cerchiamo di guardare dritti davanti a noi.
Ricordate quanto dolore avete provato quando è morto qualcuno a voi caro, immaginate l'immaginabile, quel dolore moltiplicato per sessanta mila volte. Facciamo qualcosa.


Cerchiamo tutti di aiutare la Birmania, mettendo mano al portafoglio per chi ha il portafoglio, scrivendo un post sul blog per chi ha il blog, inventandosi qualunque cosa come fecero i grandi Lucani di Lucania for Birmania per chi ha qualcosa in più.


Dal sito del TG5 copio questi indirizzi, che mi sembrano affidabili. Che i soldi non vadano in mano alla giunta. Se ne avete altri, ditemelo e li posto.

NB: se volete fare una donazione attraverso le coordinate che riporto, vi invito a controllare bene sui rispettivi siti che le coordinate siano corrette e aggiornate, grazie.


CARITAS ITALIANA 

c/c postale n. 347013 causale "EMERGENZA MYANMAR" 

CROCE ROSSA ITALIANA 

c/c postale n. 300004 causale "EMERGENZA BIRMANIA" 

oppure bonifico bancario BNL agenzia 1 c/c n. 218020 codice ABI 01005 codice CAB 03382 causale "EMERGENZA BIRMANIA" 

SAVE THE CHILDREN

 c/c postale n. 43019207 causale "EMERGENZA BIRMANIA" 

oppure bonifico bancario Banca Popolare Etica codice IBAN IT39U0501803200000000511550 codice BIC-SWIFT CCRTIT2184D causale "EMERGENZA BIRMANIA"

Farsa

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I giudici minacciano l'arresto per chi usa  dati scaricati da un sito dello Stato. I politici fanno le cazzate, la gente va in galera.



(foto www.romanoguerra.it)

parafilie: guardoni di Stato

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Della trovata del sotto(vice?)ministro Visco quello che mi ha schifato di più non è il tempismo becero dell'iniziativa, non è la motivazione che recita pressappoco come: era pronta da tanto, ma l'abbiamo messo online solo oggi per non creare polemiche in campagna elettorale (paraculi), non è neanche l'inutile assurdità della flagrante (illeggittima ma non illegale, di nuovo Vincenzo, eh?) violazione della privacy, non è neanche il pericolo di sicurezza dicendo a tutti chi ha soldi e no, e neanche l'ovvietà del rischio che crescano odi e inimicizie.
No, quello che mi ha fatto venire il voltastomaco è leggere i commenti di chi è a favore, sui blog, sui forum,  i più gustosi quelli sul blog di beppe "4milionie2" grillo (he ha provato a dire quanto infame e stupida sia questa iniziativa,e contro cui si è rivoltato il Frankestein piazzarolo che ha creato).
Mi ha rivoltato lo stomaco l'invidia sociale, la voglia di guardare sotto le gonne (finanziarie) della gente, le stronzate tout court "ah, così vedremo chi ruba!", la decerebrazione della celebrazione del soffitto di vetro "ma come beppe, vogliamo la trasparenza da sempre, questa è vera trasparenza"-ma che c'entra, stronzo? che trasparenza è farti vedere quanto ho fatturato nel 2005? che ti traspare, l'encefalo?
Non riesco a capire il feticismo di sapere quanto guadagna il vicino di casa, o la rabbiosa invidia di sapere quanti piccioli si prende la Littizzetto o il barbiere dietro l'angolo.
Una sorta di reality con 60 milioni di persone dentro la casa? ma fatti una vita, scemo!
E però il voltastomaco che a volte provo difronte a questa gentaglia è niente se penso al fatto che questa aberrazione è figlia di una legge dello stato, che il garante della privacy non ne sapeva niente, se penso che lo Stato ha pensato e perso tempo e moooolti soldi per una cosa così -non solo dannosa- ma spettacolarmente inutile, mi viene da cominciare a preparare la mia dichiarazione dei redditi con un animo molto meno sereno.
Aggiornamento: forse all'agenzia delle entrate stamattina avevano celebrato la morte di Hofmann  con il suo prodotto più famoso. Ah, dottor Leary, hai ancora seguaci!
Aggiornamento 1 maggio: sul Libero di oggi, Vittorio Feltri si lancia in un virulento attacco al Garante per aver bloccato gli elenchi. Confessa che aveva già mobilitato i liberisti per scaricare gli elenchi e pubblicarli in simpatici libercoli allegati al giornale, che il fisco deve essere casa di vetro, che è vera democrazia. Pensavo fosse ironico, diceva invece sul serio. Anche i ricchi piangono, anche i Feltri dicono stronzate.
Aggiornamento 2 maggio: molti dei file con le paginate di redditi sono su Emule. Io non sono un giurista, ma mi chiedo: se il Garante ha deciso che quei dati non si potevano mettere su internet, ma per incompetenza o peggio ci sono finiti, e sono scaricabili in modo perssoché incontrollabile, non si produce un danno verso le persone i cui nominativi sono ancora, sebbene su Emule, online?
Aggiornamento 2 maggio n.2:  il sempre ottimo Robinik non delude, il giovane Kagliostro  tiene botta, il Pensatore la pensa più o meno come me.
Aggiornamento 4 maggio: farsa: i giudici minacciano l'arresto per chi usa i dati scaricati da un sito dello Stato. Loro fanno le cazzate, noi andiamo in galera.

sì va bene...

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l'età adulta ti porta il lavoro, le relazioni sociali, la cultura, il sesso, l'arte, la musica, le soddisfazioni, l'impegno, la ricchezza, l'amore, il divertimento, l'alcool, le cose belle...
ma avete idea della perfetta felicità che ha un bimbo di un mese appena fatta la poppata? ahhhhhh.....

"viva Marx! viva Lenin! viva Pi-ppo-Baudo!"

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mi fa male la testa, ma ora capisco tante cose!

(Zoro sarà pure un ex FGCIcciotto, ma è incontenstabilmente un genio, proprio come dice camillo)

Al(tr)italia

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Ci sono altri 300 milioni di tempo. Milioni nostri.
C'è una cordata-quando ci sono 300 milioni, una cordata non si nega a nessuno.
Spinettà c'ha mandato affanculò, dopo che i Sindacati hanno fatto la voce grossa. Specialmente dopo che ha visto che la gente di Atitech, società di servizi legata ad Alitalia che il francioso non voleva comprare, s'è messa a scioperare.
"mè, si je nun li vogl comprèr, purquà pensanò che me ne catafottè qualchecosà se scioperanò? "
ha guardato in faccia i suoi consulenti, ha capito che non c'avrebbe capito niente, e se ne è annatò.
Sono belli gli aeroplambeni dell'alitalia, colla striscia verde e il naso nero, ma ci costano più di un milione di euri al giorno, sono sempre in overbooking o in ritardo.
non ci serve quest'Alitalia. Ce ne serve un'altra, un 'Altritalia.

TERRORIZZALA!

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La mia casella di posta in arrivo si sta riempiendo di Spam: evidentemente hanno trovato il modo di superare i filtri bayesiani, retrofeedbackati, multistaggiati e lo spam percola nelle mie caselle come la munnezza nelle falde acquifere del carsetano.
Però non è un male, mi ci sto affezionando.
Come potrei tirare avanti senza le risate che mi fanno fare gli oggetti dello spam?
per esempio:
-avere sesso come un campione del mondo? sì, con lo sponsor
-penis enlargement is possible! possible ma non probable, coso...
-guaranteed erection FAST! be' troppo fast non è che sia SEMPRE un gran bene, eh...
-Luca li invita a giocare il casino. e a me niente?
-Turn it into a thing she will never forget. il pipo a forma di diamante non credo sia il massimo...
-V1agr@ and c1@l\s! ma che robb'è? cavolo, cercavo viagra e cialis ma dove li trovo?
-Sappiamo, che vuole la donna. maddài?
-Il miracolo blu? allora va bene. eh, se è un miracolo siamo fritti

ma soprattutto, quella che mi piace di più:
-Terrorize her with 9 massive inches!!! be' in effetti se mi presentassi nudo con quattro pollicioni e mezzo per mano, senza indici medi anulari e mignolini, chiunque fuggirebbe urlando!!

l'arcobaleno, senza sinistra.

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umbria arcobaleno

Che emozione l'elezione

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Che emozione.
Mi sono alzato stamattina ostentando tranquillità e nonchalance, facendo una puzzetta, trascinandomi in cucina in stato comatoso, sorbendo latteecaffè come ogni mattina.
Eppure sapevo bene che oggi non era un giorno come gli altri, no.
Oggi la DEMOCRAZIA era nelle mie mani.
Pregustavo il momento, sentivo dentro di me non solo il gonfiore per la burrata da sei etti di ieri sera, ma anche l'anelito patriottico, la spinta non era solo verso i biscotti al cioccolato, ma anche verso il destino di gloria della NostrA NazionE, con tanto di 4 maiuscole, crepi l'avarizia.
un Ciro Menotti, un fiero risorgimental-costituente, il sole del mattino splendeva sul mio volto, si rifletteva sulla mia fronte latore di novelle speranze e illuminava il destino e il percorso di questa NazIonE. Lo illuminava fulgido, anche grazie al fatto che erano le 11 e che la mia fronte sta raggiungendo la nuca, ma tant'è.
Un'occhiata all'affluenza. Un'occhiata all'affluenza regione per regione. un'occhiata all'affluenza città per città, sezione per sezione. Manco io, certo che siamo ancora bassi.
Ho mangiato il pane del mio lavoro, ho riflettuto in silenzio come si conviene prima di un passo così importante, e ho atteso che il bolo si trasferisse qualche centimetro più in giù e come per magia la mente si schiarisse dal processo digestivo: tutto il sangue deve andare al cervello quando si è difronte ad un compito così gravoso.
Ci siamo.
Come da tradizione, alle 14.30 esco di casa. Non amo incontrare mille conoscenti al seggio, è un piacere solitario, intimo, quasi onanistico. Non va condiviso. Mi incammino sulle tracce del destino della Nazione, e sulle tracce di qualche stronzo che fa cagare il cane sotto casa mia, che Dio glielo strafulmini, ma solo dopo che abbia cagato a casa sua. Ma neanche questo mi tange, so che da Domani Tutto Cambierà.
M'incammino, dicevo, dopo aver controllato per 10 volte che la tessera elettorale sia la mia, ben racchiusa nella sua sacra teca di plastica, LA CUSTODINA TRASPARENTE; mi accerto di avere con me almeno quattro documenti validi, non si sa mai che il presidente sia schizzinoso.
Un'occhiata compiaciuta al numero di timbri sulla tessera, che attestano quanto io sia democraticamente maturo, e via, verso questa Olimpia della partecipazione.
I passi sono tesi, contratti, l'emozione è forte e sento nell'addome le tipiche sensazioni della paura e della responsabilità, le budella che si smuovono come quelle di un soldatino del Carso, fra i bombardamenti, in una trincea limacciosa, mentre la paura l'attanaglia ma l'amor patrio lo far resitere, resistere, resistere.
O forse è ancora la burrata di ieri che non si dà per vinta, non so.
Ecco, ci siamo.
I cancelli della scuola media. I ricordi si affastellano, baci rubati e toccatine (rubate anch'esse) al culo delle compagne, calci e partite di pallone: ma no, scacciare via queste frivolezze, porgere il petto al nemico e andare avanti: si fa la storia.
Però che emozione: i capannelli di amici fuori, il vecchietto che vuole parcheggiare la 127 verde direttamente sulle scale della scuola, i 3 carabinieri che ridacchiano senza cappello parlando in quattro dialetti diversi.
Entro, le mani sudate, il fiato corto.
Oh. I cartelloni.
Li studio, attentamente, senza soffermarmi davanti a nessun simbolo: non sia mai che qualcuno mi osservi e si faccia delle idee su comedovequando voterò.
Mi metto a leggere i nomi dei candidati: è un riflesso condizionato. Sento come sorgere in me, però, da dietro, il dubbio di essere preso per il culo: che li leggo a fare, se tanto non posso sceglierli?
Ma basta, andare avanti, non fare lo sfascista, se così si vuol colà ecc. così si deve fare: niente preferenze, un viril voto e via, e si fa l'Italia!
In fila davanti alla sezione. Numero 2, da sempre, una certezza.
Le battute con gli amici che, noncuranti dell'ora pomeridiana, sono lì "oh, fa' bene eh!" "me raccomanno!" "mmh me raccomanno io che de te me fido poco"
Ma è solo il  travaglio del parto. Ancora in fila, sono il prossimo.
Le solite occhiate, per capire se siamo in buone mani. Al presidente: sarà troppo giovane? inesperto? mah, speriamo bene. Le scrutatrici: ne conosco qualcuna? ce n'è qualcuna bòna?
Basta, si entra.
Buongiorno, buongiorno, lascio il mio cellulare con fotovideocamerainternetblutut sul tavolo, il presidente mi guarda sospettoso, non capisce. Qualche secondo, "ah sì, grazie, non si possono portare dentro...".
Ah, annamo bene!
Ma sù, si fa l'Italia o si muore.
Scheda gialla, scheda rosa, matitone copiativo. Mi tremano le gambe, scosto la tendina con l'esitazione di un tredicenne che per la prima volta sposta la gonna sulle gambe della sua fidanzatina ed entro. Sono dentro, chiudo la tendina.
Questo grembo materno con lampadina e nastro adesivo, questo altare della democrazia, questo talamo in cui il seme del volere popolare si incontra con la partecipazione e l'embrione della libertà prende vita, questo sacro spazio insomma mi cinge e apro le schede.
Ah, l'odore di petrolio delle schede elettorali, quanti ricordi. poso la matita sul piano e faccio silenzio dentro di me.
E' un momento sacro.
Cazzo no!!!, mi viene in mente l'immagine di quelli che stappano sciampagn e magnano mortadella ballando al Senato della Repubblica, e  per un attimo, breve ma tremendo, ho voglia di vergare insulti irripetibili sui sacri fogli.
Ma è un momento, solo un momento e come il Salvatore nel deserto, vinco l'immonda tentazione e prendo in mano l'attrezzo.
Vergo.
Ripiego.
Vergo.
Ripiego.
Esco.
Sorrido, beato.
Riconsegno la matita, mi accerto che le schede vengano inserite nelle giuste, sacre, urne di cartone e nastro marrone.
Prendo il documento, il telefono, la tessera elettorale, ringrazio ed esco.
MI avvio verso il futuro con fulgida speranza e certezza nel domani.


Ma c'è qualcosa che non va, sento che una macchia inficia la grandezza del beau geste, lo splendente futuro, il petto gonfio d'amor patrio e di democratico orgoglio.
CAAAAZZZO!!! m'hanno fregato la custodia della tessera elettorale!!!!

Aggiornamento: se volete discutere live di queste elezioni, da Kagliostro c'è un bel liveblogging (faccio tanto il coglione ma non sapevo neanche io cosa fosse fino a ieri...)

Aggiornamento2: vi segnalo a proposito il bellissimo post di Uncas, qui.

lettori di corriere.it, non votate per favore

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le notizie più lette del corriere.it

vi prego, guardate quali sono state le notizie più lette sul corriere.it negli ultimi giorni, e nella ultima settimana.
fondamentalmente tette, culi, palloni e accavallamenti. Chi la dà a chi, gol ridicoli, figlie nascoste.
In uno degli indimenticabili finali di 60minutes, Andy Rooney disse pressappoco così "Tutti dicono che tutti devono votare, andate tutti a votare. Ho un messaggio per i 100 milioni di Americani che non se ne sono fregati abbastanza della nostra democrazia per votare la scorsa volta. Bene! Per favore, fateci una cortesia. Non votate nemmeno la prossima vota. Se non vi interessate abbastanza degli  argomenti, non voglio che cancelliate il mio voto con il vostro.

Scommetterei che sono le persone più stupide tra noi che probabilmente non voteano, e per me va benissimo . Io non voglio che nessuno più scemo di me cancelli il mio voto.".
poco democratico? forse, ma se la notizia più importante per te è che Sharon Stone ha riaccavallato le gambe, fammi un piacere: sabato e domenica va al mare...

Aggiornamento 23.25: internet è davvero una gran cosa. Ho ritrovato quel pezzo di Rooney, del 2004. Ed eccolo qua, se vi interessa.

una speranza più grande

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Ieri sera io e Rita, dopo una breve ma emozionante visita al Capo De Casa che faceva merende lattose e ninne insistenti, siamo andati al villaggio warnerio a vedere "il cacciatore di aquiloni".
Ci sono molte cose in quel film, un bel film, dopotutto. Una bellissima storia e degli attori piccoli e molto bravi. Il dramma della discesa dell'Afghanistan agli inferi , che in qualche modo mi ha ricordato il Libano di cui il mio amico Elias mi raccontava. C'è dentro l'orrore dell'invasione sovietica, l'orrore del regime talebano, l'orrore dell'uomo e della grandezza della sua meschinità.
Però c'è dentro la speranza, quella più evidente della salvezza, e quella più nascosta ma più grande.
La speranza più grande viene fuori quando un vecchio saggio e malato dice ad un giovane debole e pieno di dolore che "esiste un modo per tornare ad essere buoni".
La vita è lunga e piena di cose, di persone e di decisioni. Di male che abbiamo fatto, e che facciamo.
Non penso di essere l'unico che nasconde un dolore, che nasconde un rimorso. Che nasconde dentro di sé il rimpianto di non aver detto o fatto qualcosa, o il rimorso di aver fatto o detto qualcos'altro.
Guardando quella storia ho capito come le cose rotte rimangono rotte perché non crediamo più di poterle aggiustare. Crediamo di non poter tornare ad essere buoni, e quello che succede è che crediamo che non ci sia speranza, quella ferita dentro di noi, quel seme cattivo marcisce e cresce come un piccolo, maligno tumore che mangia la felicità.
Magari piano piano, niente di drammatico, ma di felicità e ossigeno si vive: più ce n'è, meglio stiamo.
Quando è possibile tornare ad essere buoni, riparare ad un torto, in qualche modo, bisogna correre rischi, prendere pugni se necessario, mangiarsi orgoglio e fango, guardarsi allo specchio senza distogliere lo sguardo, ma farlo.
Che a volte non si può più, non si può tornare ad essere buoni, e allora farà male per sempre.

già rido

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già rido

Maurizio Battista
a Perugia il 10 aprile. Già rido. Anche perché poi, tre giorni dopo...

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